Vascello francese di terzo rango

Vascello francese di terzo rango

Ugo Masetti

Vascello francese di terzo rango “Le Mirage”

Modello costruito a Genova nel 1970

M.M.T.A. - Invent. n. 001

Materiali: legno, ottone e acciaio; su basamento di legno
Dimensioni: cm 88x38x80
Scala: 1:75

Scafo a ossatura e fasciame; tre alberi a vele quadre; trinchetto e maestra con trevi, gabbie e velacci; mezzana latina; bompresso con civada e controcivada; manovre e attrezzature complete; mancano le vele; due ancore per parte; polena a forma di donna; specchio di poppa decorato con lo stemma dei Borboni; tre fanali di coronamento rossi; una scialuppa sul ponte di coperta; una scala reale per parte. Costruita alla metà del Seicento, nel periodo di massimo splendore della marina francese, la nave apparteneva alla fase di transizione che segnò il passaggio dal grande e pesante galeone al più funzionale e perfezionato vascello di linea. Le sue dimensioni erano: lunghezza m 55; larghezza m 12; pescaggio m 5,80; dislocamento tonn. 1.245. Il ponte di coperta, che si estendeva fino al castello di prua, era rivestito con tavole di pino e di teak, ed accuratamente calafatato, per assicurare una buona impermeabilità. Le tavole erano fissate ai bagli per mezzo di chiodi di ferro, la cui testa veniva ricoperta con un tappo di legno. Lo spessore delle tavole dei ponti era di cm 12,50 per la batteria inferiore, cm 10 per la batteria superiore e cm 7,50 per il terzo ponte, in proporzione al peso dei pezzi d’artiglieria. Il fasciame interno e il fasciame esterno avevano spessori differenti a seconda delle zone dello scafo, arrivando fino al massimo di un metro. L’armamento comprendeva: 28 cannoni da 32 libbre per la prima batteria; 24 cannoni da 24 libbre per la seconda batteria; 8 cannoni da 18 libbre e 18 da 9 libbre per la terza batteria. L’equipaggio era formato da 543 uomini. Il vascello era la nave ammiraglia della flotta del Mediterraneo. I costruttori navali francesi erano apprezzati ovunque per la loro maestria e abilità. Essi avevano saputo trarre profitto dalla lezione degli Olandesi, che all’inizio del XVII secolo avevano rivoluzionato le tecniche di costruzione navale introducendo una serie di importanti innovazioni, e ne avevano sviluppato le idee e le concezioni, grazie anche all’ottima organizzazione della ricerca scientifica applicata. Lo studio approfondito della forma della carena, della chiglia, delle estremità, dei castelli e dell’alberatura costituiva l’orgoglio dei cantieri e degli arsenali francesi, che impiegavano manodopera altamente qualificata. Scienziati e ingegneri famosi venivano incaricati di migliorare le caratteristiche delle navi, eseguendo complicati calcoli di stabilità e idrodinamica, per adattarle alle mutevoli esigenze della guerra e del commercio, mentre gli artisti più affermati si dedicavano all’elaborazione di complicate decorazioni per le prue e per le poppe. Pierre Puget, ad esempio, uno dei migliori scultori europei del Seicento, lavorò a lungo presso l’Arsenale di Tolone, contribuendo all’abbellimento di numerose unità costruite sui suoi scali. Il preciso rilevamento delle coste, lo sviluppo di perfezionati strumenti nautici e idrografici, la redazione di carte aggiornate erano tutte attività promosse e gestite dallo Stato, che intendeva così avere a disposizione una documentazione completa ed esauriente sulle caratteristiche del territorio. Grazie all’impegno di uomini di governo come Richelieu e Mazzarino, la Francia si trasformò in pochi decenni nella principale potenza marittima del continente, capace di contendere il primato all’Inghilterra. Il culmine di questa evoluzione si ebbe sotto Luigi XIV, il cui Ministro delle Finanze Colbert, aveva molto a cuore lo sviluppo della marina, vista come il mezzo migliore per proiettare all’esterno le formidabili energie del paese. Egli mirava a estendere l’influenza francese su tutti i mari del globo, per garantire sicurezza e prosperità ai commerci e arricchire le casse del regno, secondo le teorie mercantilistiche allora in voga. A questo scopo diede notevole impulso alla ricerca scientifica, finanziò l’esplorazione delle terre e dei mari sconosciuti, fondò numerose colonie in Oriente e in Occidente, rivaleggiando con le altre potenze europee, istituì compagnie commerciali privilegiate con il monopolio dello sfruttamento delle aree tropicali e promosse lo sviluppo della produzione agricola per il mercato. Inoltre dotò la marina militare di basi sicure ed attrezzate, collocate nei punti strategici e capaci di offrire tutta l’assistenza necessaria alla flotta. Riformò il sistema di reclutamento degli equipaggi; creò scuole nautiche avanzate per l’addestramento degli ufficiali; permise anche ai borghesi di accedere alle cariche più elevate; diede impulso alla formazione di uno stato maggiore efficiente e preparato. In poche parole, fece della Francia la maggiore rivale dell’Inghilterra, dopo aver nettamente superato l’Olanda. L’armonia e l’eleganza dei vascelli costruiti negli arsenali di Tolone, Brest e Rochefort erano tali da suscitare l’invidia delle altre potenze europee che cercavano di imitarne le linee, per trarre profitto dalle innovazioni applicate dai maestri d’ascia transalpini. Quando capitava di catturarne uno in battaglia, lo si riportava trionfalmente in patria, allo scopo di studiarne le caratteristiche e apportare miglioramenti alle nuove costruzioni. Se era in buono stato, lo si incorporava anche nella flotta come ambita preda di guerra. Le artiglierie dell’epoca non sparavano proiettili esplosivi, introdotti solo nell’Ottocento, ma palle piene di ferro, palle incatenate o frammenti a mitraglia, che erano in grado di sterminare l’equipaggio e di immobilizzare la nave in attesa dell’abbordaggio, ma non di affondarla direttamente, per cui l’uso di riciclare i bastimenti era abbastanza comune.

Origine

Donazione Franco Tommasino

Data

25 Marzo 2018

Tags

a vela