Mezzo scafo di cantiere di grande veliero oceanico

Mezzo scafo di cantiere di grande veliero oceanico

Mezzo scafo di cantiere o Busca’
di grande veliero oceanico a 3 alberi
brigantino a palo (1.200 t di stazza)

Liguria, primo quarto del secolo XIX
(c’è la scritta “Legno - epoca 1830 - 1840”)

M.M.T.A. - Invent. n. 123

Materiali: legno di pino verniciato
Dimensioni: cm 100x13x18
Scala: 1:60

Sul pannello si trova la scritta: Legno epoca 1830-1840.
Misure in pollici e piedi inglesi risultati tra le perpendicolari mt. 52,50 di lunghezza - mt. 12,50 di larghezza mt. 9,50 di puntale - Stazza 1.200 tonn.
Coefficenti di finezza, indice dei massimi.

Nel XIX secolo, uno degli strumenti più importanti per la costruzione di una nave era il mezzo scafo. L’armatore e il costruttore stabilivano le dimensioni e le caratteristiche del futuro bastimento in base al catalogo delle opere realizzate precedentemente dal cantiere. L’archivio corrente della ditta era costituito dalla collezione dei mezzi modelli, che dimostravano con efficacia le capacità architettoniche e ingegneristiche dei maestri d’ascia. Nei cantieri civili di piccole e medie dimensioni, che lavoravano per armatori privati o società d’armamento, non si costruivano grandi modelli interi, sfarzosamente decorati e armati con cannoni di ottone in miniatura, ma ci accontentava di oggetti più semplici e meno costosi, che mettessero in luce soprattutto le linee d’acqua, il vero marchio di fabbrica di ogni costruttore. Linee filanti o panciute, prore dritte o arcuate, poppe tonde o quadre, cavallino accentuato o coperta quasi dritta: queste erano le caratteristiche fondamentali che dovevano risaltare da un modello. Una volta concordate le misure di massima, i falegnami del cantiere realizzavano un mezzo scafo di prova e lo sottoponevano al giudizio del committente. Se questi si dichiarava soddisfatto, i disegnatori lo prendevano in consegna e ne traevano il trittico in scala, ossia la sezione longitudinale, la sezione trasversale e la vista dall’alto. In caso contrario i falegnami apportavano tutte le modifiche necessarie a soddisfare le esigenze dell’acquirente, a forza di pialla e tela smeriglio. Solo alla fine si riportava il disegno a grandezza naturale sul pavimento della cosiddetta “sala a tracciare”, il vero cuore del cantiere, dove la nave prendeva forma prima di essere montata sullo scalo e dove venivano tagliate e sagomate le ordinate. Per i bastimenti più grandi, i mezzi scafi erano incollati su pannelli di legno lunghi da uno a due metri, a seconda delle loro dimensioni. Talvolta lo scafo poteva essere dipinto a vivaci colori, con l’opera viva, la linea di galleggiamento, la fiancata e le dotazioni (timone, assi, eliche ecc.). In altri casi era semplicemente verniciato in nero, in verde o a legno lucido. I mezzi modelli venivano costruiti con tavole di legno incollate una sopra l’altra, il cui spessore rappresentava esattamente, in scala, la misura di un metro o di una yarda. In quelli trattati a legno lucidato, si intercalavano tavole di mogano e tavole di abete, o di frassino, comunque legno scuro e legno chiaro, in modo da rendere più evidente l’andamento delle linee d’acqua da prua a poppa. Anche per il ponte non si lasciava molto spazio alla fantasia e ci si accontentava di una raffigurazione sommaria dell’argano, del castello, della cucina, della tuga a centro nave, della plancia e della timoneria sul cassero, dei vari boccaporti e delle maniche a vento. Gli alberi si riducevano a dei tronconi poco più alti del bordo. Il tutto era netto e preciso, fatto per poter prendere le misure con il compasso a punte fisse. L’unica concessione al lusso era rappresentata da una targa in ottone con su inciso il nome del bastimento, le sue principali caratteristiche, il nome del cantiere e le date dell’impostazione e del varo.

Origine

Collezione Ernani Andreatta

Data

03 Aprile 2018

Tags

mezzi scafi