Sottomarino lanciamissili nucleare “Andrew Jackson”

Sottomarino lanciamissili nucleare “Andrew Jackson”

Franco Tommasino

Sottomarino lanciamissili nucleare americano “Andrew Jackson”

Modello navigante costruito a Genova nel 1970

M.M.T.A. - Invent. n. 032

Materiali: vetroresina, cemento, piombo, alluminio; su basamento di legno
Dimensioni: cm 180x16x38
Scala 1:70

Il modello pesa 30 Kg. Ha 5 litri di riserva d’aria e riserva di spinta. Quando naviga in superficie restano emerse una parte dello scafo e la torretta. Può arrivare sino a 5 metri di profondità. Il radiocomando aziona il motore, i timoni di direzione e quelli di profondità. Questi ultimi si dispongono a emergere anche quando sta per raggiungere il limite di sicurezza. “Quando decisi di realizzare un sottomarino, la costruzione di questi natanti era appena agli inizi. Prima tentai con il “Nautilus”, in scala 1:100, ma mi accorsi che in uno scafo lungo un metro non c’era abbastanza spazio per le macchine e le batterie, per cui lo abbandonai. Ripresi il tentativo con lo “Andrew Jackson”, raddoppiando la lunghezza, in modo da avere più spazio. Anche la stazza cambiò: se per immergere il “Nautilus” occorrevano 12 Kg di zavorra, per lo “Andrew Jackson” ce ne volevano 30. Lo realizzai in scala 1:70, con scafo in vetroresina, prua in legno e poppa in ottone. Saldate le tre parti e montata la torretta, iniziai le prove in acqua e fu proprio in tale occasione che mi accorsi della quantità di zavorra necessaria a farlo immergere. Calcolai che il volume era di 30 litri, ovvero circa 30 Kg. Per vederlo affiorare dovevo lasciare all’interno 5 litri d’aria. Finito lo scafo esterno, con assi portaelica e timoni, misi una zavorra di 12 Kg di piombo, cui aggiunsi del cemento fino ad arrivare a 20 Kg, altri 5 Kg per il motore, le batterie e i comandi e arrivai a 30 Kg. Nel corso della prima immersione, una bolla d’aria rimasta all’interno dello scafo si spostò a poppa, facendo capovolgere lo scafo, che si mise in posizione verticale con l’elica fuori dall’acqua. Per questo dovetti chiudere le aperture di poppa e di prua con del polistirolo e finalmente potei dare inizio alla prima uscita. Vedere in azione lo “Andrew Jackson” era un vero spettacolo! La costruzione di questo modello mi insegnò che l’acqua di mare può avere densità diverse a seconda della zona. A Chiavari, alla foce dell’Entella è poco densa; media nel porto e alta presso gli Scogli. La zavorra deve essere cambiata a seconda del luogo di immersione”. Il sottomarino “Andrew Jackson” (SSBN 619), terza unità della classe “Lafayette”, venne impostato nel cantiere navale di Mare Island il 26 aprile 1961, varato il 15 settembre 1962 e consegnato il 3 luglio 1963. Le sue caratteristiche sono: lunghezza m 129,5; larghezza m 10,1; altezza m 9,6; dislocamento a vuoto tonn. 6.650; dislocamento a pieno carico tonn. 7.250; dislocamento in immersione tonn. 8.250. L’apparato motore si basa su un reattore nucleare pressurizzato ad acqua, modello S5W, che alimenta delle turbine a vapore, per una potenza di 15.000 CV su un’elica. La velocità massima è di 20 nodi in superficie e 25 in immersione. L’equipaggio comprende 12 ufficiali e 129 tra sottufficiali e comuni. L’armamento missilistico è composto da 16 tubi per il lancio di missili balistici intercontinentali Poseidon C-3 SLBM o Trident C-4 SLBM. Inoltre vi sono quattro tubi lanciasiluri prodieri da 533 mm per ordigni Mk 65. La classe cui appartiene comprende in tutto 31 unità. Esse furono progettati per trasportare i missili Polaris, poi vennero modernizzate per accogliere i Poseidon. Gli ultimi dodici sottomarini della serie sono stati recentemente modificati per lanciare i Trident. Operano tutti nelle aree del Mediterraneo e dell’Atlantico. Per quanto riguarda il design, si tratta di una versione ingrandita e aggiornata della precedente classe “Ethan Allen”, con scafo a goccia, torretta sottile spostata verso prora e munita di timoni di profondità, tubi lanciamissili scaglionati in due file da otto a poppavia della stessa, e un’elica poppiera, in corrispondenza dei timoni di direzione. La particolare forma dello scafo, a parità di potenza sviluppata, permette di raggiungere una maggior velocità in immersione che non in superficie. Di solito le loro crociere durano una sessantina di giorni, con qualche sosta lungo il percorso per concedere un po’ di riposo agli equipaggi e rompere la monotonia delle lunghe navigazioni in immersione.

Origine

Donazione Franco Tommasino

Data

29 Marzo 2018

Tags

a motore, navigante